ALTERNATIVE HISTORIES OF PHILOSOPHY

Whoever deals with the study of ancient civilizations will have to cope with several obstacles. Conversely, not less problematic is the position of those who deal with the countless facets of contemporary issues. What more to say about those who study the remains of the living ancient civilizations and their way to manage with contemporary problems? How to get the mechanism, the transformations and the adaptations to our times of an ancient tradition, like the Indian one?
At this point it is opportune to suggest a pair of approaches. In primis, it is a fact that scholars examine classical Indian philosophy also through the perspective of its contemporary Indian interpreters, like S. Radhakrishnan, M. Hiriyanna, Jadunath Sinha and other well known scholars. Having said that, in order to avoid being imprisoned in a particularistic interpretation, it is certainly essential to understand the doctrinal horizon of the author we are reading. This attitude helps us not only in making explicit his approach towards philosophy, but also allows us to balance our way of reading him.
Another point regards the study of traditional representatives, who have written addressing their message to an (Indian) reader, who presumably shared their same ideas. Since they represent the ancient tradition in our days, their reading, interpretation and explanation of classical philosophy can help us to comprehend the philosophical view of a contemporary “internal” representative compared with his predecessors.
Often, when a living tradition is analysed, it happens that the scholars of its antiquity and of its classic or medieval periods feel uncomfortable in understanding the present of that same society and tradition, the past of which they thoroughly know. On the other hand, there are scholars of modern and contemporary issues, who limit themselves to investigate our time in its more or less present manifestations (cinema, journalism, politics, economy, science, etc.).
At the outfall of these well-demarcated currents there is a gap hard to be filled. There are many reasons for that: the forma mentis of the scholars themselves as well as the enormous difference of competences needed to tackle each field of research.
As a consequence, in this panorama it is rare to find scholars who are at ease in both the milieus, in the classical studies as well as in the contemporary ones. Even more rare is to find someone able to catch any detail or to read the present with the hermeneutical keys of the past or, vice-versa, to interpret the past with what is nowadays still present of it.
Obviously many doubts and questions rise about all these considerations. Is this perspective acceptable? Who does study the modern classical thinkers as representatives of ancient cultures? In the living traditions how much is really present of their past? Why dealing with the developments and projections of the antiquity in the actuality? Is a true mediation between the two environments possible, a mediation which should be free from fanaticism, new-age tendencies and of a rigid pro-Western point of view? If we were to find any reason to encourage this alternative type of studies and this alternative point of view, then how could it contribute to a deeper penetration in this field of research? Is it really useful the study of present representatives or existing manifestations of a tradition or a society for a better understanding of their antiquity?
We are searching for young scholars who would like to inquire with us these questions from different points of view: philosophical, religious, literary, historiographical, sociological, political, etc…


STORIE DELLA FILOSOFIA ALTERNATIVE

Chiunque si occupi dello studio di civiltà antiche si trova a dover fronteggiare davvero numerosi ostacoli. Di contro, non certo di minore entità sono problemi riscontrati da quanti si occupano delle innumerevoli sfaccettature della contemporaneità. Cosa dire allora di quanti studiano le vestigia di antiche civiltà ancora viventi e il loro modo di presentarsi alla contemporaneità? Come comprendere i meccanismi, le trasformazioni e gli adattamenti ai nostri tempi di una tradizione arcaica come quella indiana? A questo proposito è opportuno suggerire un paio di approcci. In primis, gli studiosi esaminano la filosofia indiana classica anche attraverso gli occhi dei suoi interpreti indiani contemporanei, come Radhakrishnan, Hiriyanna, Jadunath Sinha e altri nomi noti. Detto questo, è certamente fondamentale capire quale sia l’orizzonte dottrinale dell’autore che stiamo leggendo, al fine di non restare imbrigliati nella sua interpretazione particolaristica. Questo, oltre a permetterci di comprendere il suo approccio alla filosofia, ci consente di bilanciare il nostro modo di leggerlo. Una seconda questione è poi lo studio dei rappresentanti strettamente tradizionali che hanno scritto indirizzando il loro messaggio a un lettore con le loro stesse idee. Costoro svolgono la funzione di rappresentare la tradizione antica ai giorni nostri, per cui la loro rilettura, interpretazione e spiegazione della filosofia classica può aiutarci a comprendere quale sia la visione di un rappresentante “interno” di un orizzonte filosofico rispetto ai suoi predecessori.
Quando ci si occupa di una tradizione ancora vivente, spesso accade che gli studiosi dell’antichità, della cultura classica e medievale non abbiano il polso di quanto accade nel presente della società e della tradizione di cui conoscono il passato. D’altro canto, abbiamo i modernisti o “contemporaneisti”, che si limitano a indagare la nostra epoca nelle sue manifestazioni più o meno attuali (cinema, giornalismo, politica, economia, scienza, ecc.).
Alla foce di tali correnti ormai ben tracciate sta un vuoto difficilmente colmabile formatosi tra queste, sia per la forma mentis degli studiosi stessi di un particolare argomento, sia per l’enorme divario di competenze richieste per affrontare una categoria di studi piuttosto che l’altra. Di conseguenza, in questo panorama è raro trovare studiosi che si muovano con disinvoltura in entrambi gli ambienti, tanto negli studi classici quanto in quelli contemporanei. Ancor più raro è trovare qualcuno capace di cogliere dei particolari o leggere il presente con le chiavi ermeneutiche del passato o, viceversa, interpretare il passato con quanto di esso ancora oggi si ritrova.
A questo proposito, però, sorgono vari interrogativi. E‚ questa prospettiva accettabile? Chi studia gli attuali pensatori classici in quanto rappresentanti di culture antiche? Quanto è davvero presente del loro passato nelle “tradizioni” tutt’oggi viventi? Ha senso, o meglio perché occuparsi degli sviluppi e proiezioni dell’antichità nell’attualità? E‚ possibile una mediazione reale tra i due ambiti, scevra da fanatismi, fenomeni di new-age o filo-occidentalismo? Se si trovasse una ragione per questo genere alternativo di studi e a questo punto di vista alternativo, allora quale nuovo contributo potrebbe apportare per una più profonda penetrazione nel campo di ricerca? Può essere davvero utile lo studio di rappresentanti o manifestazioni attuali di una tradizione o di una società per una migliore comprensione della loro antichità?
Cerchiamo giovani studiosi che vogliano scandagliare insieme a noi questi interrogativi da svariati punti di vista: filosofico, religioso, letterario, storiografico, sociologico, politico, ecc.

Gianni Pellegrini (gianni.pellegrini@unive.it)